La teoria dello scafo è il capitolo più a memoria del programma: quasi solo definizioni. Non c’è quasi niente da ragionare, e proprio per questo è il capitolo dove si perdono punti con più facilità — le definizioni si somigliano tutte e sotto esame si scambiano.
Le misure dello scafo
Il gruppo di domande più insidioso, perché le tre lunghezze si assomigliano nel nome e non nel significato:
- Lunghezza fuori tutto — la massima, misurata tra le estremità prodiera e poppiera.
- Lunghezza al galleggiamento — misurata sulla linea di galleggiamento.
- Lunghezza tra le perpendicolari — tra le perpendicolari di prua e di poppa.
Le domande si presentano quasi sempre nella forma “come si denomina la lunghezza…”, con le altre due come distrattori. Impararle come tre punti di misura diversi — estremità, galleggiamento, perpendicolari — le rende difficili da confondere.
Opera viva e opera morta
Opera viva è la parte immersa dello scafo, sotto il galleggiamento; opera morta è quella emersa. Il modo per non invertirle: viva è la parte che “lavora” in acqua, quella che genera resistenza e portanza.
Da questa coppia discendono altre domande: l’antivegetativa si applica sull’opera viva, il vento agisce sull’opera morta ed è per questo che causa lo scarroccio.
Il vocabolario che l’esame verifica
Un elenco di termini che ricorrono, ciascuno con la definizione che l’esame considera corretta:
- Pescaggio — la distanza tra il galleggiamento e il punto più basso della carena.
- Bordo libero — l’altezza tra il galleggiamento e il ponte.
- Baglio — la larghezza massima dello scafo.
- Passascafo — l’elemento filettato che attraversa la carena e collega un impianto interno all’esterno.
- Deriva — l’appendice sotto lo scafo che contrasta lo spostamento laterale (da non confondere con la deriva intesa come effetto della corrente).
Quest’ultima è una trappola classica: la stessa parola indica due cose diverse in due capitoli diversi del programma.
La stabilità
L’unico gruppo di domande di questo capitolo che richiede un ragionamento. I concetti da tenere: il centro di gravità e il centro di carena, e il fatto che la stabilità dipenda dalla loro posizione reciproca. Abbassare il baricentro aumenta la stabilità; caricare peso in alto la riduce.
Non servono formule: serve capire perché una barca con il peso in coperta rolla di più.
Le categorie di progettazione
A, B, C, D indicano le condizioni di mare e vento per cui l’unità è progettata, dalla più impegnativa alla meno. Le domande chiedono la corrispondenza tra categoria, forza del vento e altezza d’onda: sono valori da memorizzare, senza scorciatoie.
Come studiarlo
È il capitolo che si presta meglio alle ripetizioni brevi: sono definizioni, e le definizioni si consolidano con esposizioni ripetute e distanziate, non con una lunga sessione di studio. Cinque minuti al giorno per due settimane battono due ore in un pomeriggio, su questo argomento più che su qualunque altro.