Si può prendere la patente nautica senza iscriversi a una scuola nautica. La domanda vera non è se sia possibile, ma quanto si risparmia davvero e a chi conviene — perché la risposta cambia parecchio a seconda che tu debba fare solo la teoria o anche la pratica.
Cosa si può fare da soli
Tutta la parte teorica. I quiz sono estratti da un listato ministeriale pubblico, gli esercizi di carteggio da un elenco pubblico anch’esso, e la normativa è consultabile. Non c’è nessuna conoscenza riservata che passi solo dalle aule di una scuola nautica.
Anche la domanda d’esame si presenta autonomamente in Capitaneria: la scuola, quando la presenta per te, sta facendo una commissione, non esercitando una prerogativa.
Cosa non si può fare da soli
La prova pratica richiede l’attestazione di un monte ore minimo di navigazione certificata presso una scuola nautica. È il punto in cui il fai da te si ferma: le ore vanno fatte, e vanno fatte con chi può certificarle.
Molte scuole vendono il solo pacchetto di ore pratiche a chi ha studiato per conto proprio, ed è la formula che rende il percorso da privatista effettivamente conveniente.
Quanto si risparmia
Il risparmio è concentrato tutto sulla teoria, che è la voce più cara di un corso completo. Restano invece invariati: la visita medica, i bolli e i versamenti, e il pacchetto di ore pratiche.
Il conto va fatto sulla propria situazione, perché i prezzi variano molto tra scuole e tra zone. La domanda da porre a una scuola è secca: quanto costa il solo pacchetto di ore pratiche, senza corso teorico? Il confronto con il corso completo dice immediatamente quanto vale il fai da te nel tuo caso.
A chi conviene
Il percorso da privatista funziona bene per chi:
- ha già dimestichezza col mare e con le barche;
- studia bene da solo e sa tenersi un metodo;
- non ha problemi ad affrontare il carteggio in autonomia, che è la parte dove si arena la maggior parte dei privatisti.
Conviene meno a chi parte da zero assoluto, a chi ha bisogno di scadenze imposte dall’esterno per studiare, e a chi trova il carteggio ostico: una spiegazione dal vivo, con la carta sul tavolo, in quel caso vale i soldi che costa.
Il rischio da conoscere
Il fallimento tipico del privatista non è teorico: è organizzativo. Presentarsi con una domanda incompleta, fare la visita medica troppo presto, scoprire in ritardo che la prossima sessione è tra due mesi. La scuola, tra le altre cose, vende proprio l’eliminazione di questi intoppi.
Chi va da privatista deve mettere in conto una telefonata o un accesso alla Capitaneria prima di iniziare, per farsi dare l’elenco aggiornato dei documenti e il calendario delle sessioni. Fatto quello, il resto è studio.
Il carteggio da soli
È il vero discrimine. Gli esercizi escono da un elenco pubblico e sono quindi tutti conoscibili in anticipo: da privatista non stai affrontando l’ignoto, stai affrontando una lista finita. Quello che serve è vederne alcuni risolti passo per passo — perché il salto difficile è capire come si imposta il primo, non come si finiscono gli altri.