Chi si iscrive all’esame della patente nautica scopre presto che i quiz si imparano e il carteggio no. I quesiti ministeriali sono un elenco finito: li leggi, li ripeti, alla fine li sai. Il carteggio invece è una procedura, e finché non l’hai eseguita con le mani non la possiedi. È per questo che spaventa, ed è anche il motivo per cui, una volta imparata, non si dimentica più.
Cos’è il carteggio
Carteggiare significa risolvere problemi di navigazione disegnando sulla carta nautica. Nessun calcolo elettronico, nessun GPS: solo una carta, due squadrette e un compasso. Le domande sono sempre della stessa famiglia:
- dove mi trovo, dati alcuni rilevamenti a punti noti della costa;
- che rotta devo tenere per andare da qui a lì, e in quanto tempo ci arrivo;
- di quanto devo correggere la prua perché vento e corrente mi spostano;
- dove e quando incontrerò un’altra unità che si muove.
Sono quattro problemi, non quaranta. Ogni esercizio d’esame è uno di questi quattro, eventualmente con un passaggio in più.
Perché si fa ancora, nell’epoca del GPS
La domanda è legittima e la risposta è pratica: il chartplotter si spegne. Perde l’alimentazione, perde il segnale, cade in acqua. Il carteggio è quello che ti permette di sapere dove sei quando l’elettronica non c’è più, e soprattutto è quello che ti insegna a riconoscere quando l’elettronica ti sta mentendo. Un navigatore che sa carteggiare guarda il display e capisce se quel numero ha senso.
Gli strumenti, e nient’altro
All’esame sul tavolo ci sono tre cose:
- La carta 5D, la carta didattica del Ministero. Non è un tratto di mare reale: è una zona inventata, costruita apposta perché contenga tutti gli elementi che servono agli esercizi.
- Le squadrette nautiche, due squadre che scorrono l’una sull’altra e servono a trasportare una direzione da un punto all’altro della carta senza cambiarne l’inclinazione.
- Il compasso a punte fisse, per misurare e riportare distanze.
Calcolatrice, righello graduato in centimetri e goniometro non servono e in genere non sono ammessi. Le distanze non si misurano mai in centimetri: si misurano in primi di latitudine, sul bordo verticale della carta.
I quattro passi di ogni esercizio
Qualunque esercizio, dal più semplice al più contorto, si affronta nello stesso ordine. Chi sbaglia il carteggio quasi sempre sbaglia perché salta un passo, non perché non sa la teoria.
1. Leggere il testo e scrivere i dati
Prima di toccare la carta, si trascrivono i dati a margine: rotte, velocità, orari, rilevamenti, con la loro unità di misura. È il momento in cui si capisce anche cosa chiede l’esercizio — e capita spesso che chieda due cose, non una.
2. Convertire tutto nella stessa grandezza
Se il testo dà un rilevamento polare e la carta lavora con direzioni vere, il polare va convertito prima di disegnare qualsiasi cosa. Convertire dopo aver tracciato è la strada più rapida per un esercizio sbagliato in modo elegante.
3. Disegnare
Solo adesso si prendono le squadrette. Il disegno è la parte meccanica: se i primi due passi sono fatti bene, qui non si decide più niente, si esegue.
4. Rileggere il risultato con il buon senso
Trenta secondi di controllo finale valgono l’intero esercizio. Se il risultato dice che navighi a 240 nodi, o che il punto nave è a terra, c’è un errore di scala o di unità: si torna indietro. All’esame nessuno ti toglie punti per aver ricontrollato.
Quanto pesa il carteggio nell’esame
La prova di carteggio fa parte dell’esame teorico per le abilitazioni entro e oltre le 12 miglia, e si svolge sulla carta 5D. Non è prevista invece per il patentino D1, il cui programma è ridotto e non comprende né carteggio né bussola.
Il peso reale è più alto di quello formale: è la parte che i candidati preparano peggio e la sola in cui non si può tirare a indovinare. Nei quiz, con tre risposte, una domanda sconosciuta lascia comunque una possibilità su tre. Nel carteggio o il procedimento c’è o non c’è.
Da dove iniziare
L’ordine che funziona è questo: prima imparare a leggere la carta, poi a usare le squadrette, poi le conversioni tra rotte e rilevamenti, e solo alla fine gli esercizi completi. Chi parte dagli esercizi completi si blocca al primo passaggio e conclude che il carteggio è difficile — quando invece è solo fuori ordine.
Domande frequenti
Il carteggio è obbligatorio all’esame della patente nautica?
Sì per le abilitazioni entro e oltre le 12 miglia: la prova di carteggio fa parte dell’esame teorico e si svolge sulla carta didattica 5D. Fa eccezione il patentino D1, che non prevede carteggio.
Quanto tempo si ha per il carteggio all’esame?
Il tempo dipende dalla Capitaneria e dal tipo di esercizio, ma in genere si lavora nell’ordine dei 30 minuti per gli esercizi entro le 12 miglia. Alla prova conta più il metodo che la velocità: un esercizio impostato bene si chiude in pochi minuti.