Il carteggio si impara con la carta sul tavolo, le squadrette e il compasso. Ma il tavolo non ce l’hai sempre, e le settimane prima dell’esame sono fatte soprattutto di ritagli: mezz’ora in treno, venti minuti in pausa pranzo, dieci minuti la sera. La buona notizia è che la parte del carteggio che si dimentica per prima non è il disegno: sono le conversioni e i segni. E quelli si allenano ovunque.
Cosa si può allenare senza carta
- Le conversioni tra rilevamenti. Dato una prora e un polare, il vero. Dato il vero, il reciproco. Sono operazioni a mente da dieci secondi l’una.
- Correzione e conversione. Bussola verso vero e ritorno, con variazioni Est e Ovest. Quattro combinazioni, da ripetere finché non richiedono pensiero.
- Tempo, spazio, velocità. Comprese le conversioni tra ore decimali e minuti, che all’esame fanno più danni delle formule.
- Il verso delle correzioni. Corrente da una parte, prora dall’altra: si può ragionare a occhi chiusi.
- I quesiti teorici di carteggio. Nei quiz ministeriali ce ne sono parecchi che non richiedono di disegnare niente: chiedono definizioni, relazioni, convenzioni.
Cosa invece serve fare sulla carta
Non tutto è trasferibile, ed è giusto dirlo: il trasporto della direzione con le squadrette, la misura con il compasso, la lettura delle coordinate e la costruzione del triangolo delle velocità sono gesti manuali. Quelli richiedono la carta vera, ed è per questo che le sessioni al tavolo non si possono eliminare — si possono solo alleggerire, arrivandoci con le conversioni già automatiche.
Il metodo che funziona
La combinazione efficace è questa: i gesti manuali al tavolo, tutto il resto nei ritagli. In pratica significa arrivare alla sessione con la carta avendo già in testa i numeri, così quell’ora la spendi tutta a disegnare invece che a ricordarti da che parte va la correzione.
Chi fa il contrario — cioè usa l’unica ora al tavolo anche per ripassare le conversioni — impiega il doppio del tempo per arrivare allo stesso punto.
Il ripasso distanziato
Una cosa vale più di tutte le altre: rivedere quello che hai sbagliato qualche giorno dopo averlo sbagliato. Non il giorno stesso, quando la soluzione è ancora fresca e ti illude di aver capito. Qualche giorno dopo, quando l’hai dimenticata.
È il motivo per cui tenere traccia degli errori conta più che fare tanti esercizi: senza una lista di cosa hai sbagliato, il ripasso diventa casuale e finisci per rivedere proprio le cose che già sapevi.