Puoi tenere la prua perfettamente su una direzione e arrivare da tutt’altra parte. Succede perché l’acqua si muove e l’aria spinge: la prima causa deriva, la seconda scarroccio. All’esame è la coppia di concetti su cui si perdono più punti, non perché sia difficile ma perché si scambiano i nomi e si sbaglia il segno.
Le due parole, una volta per tutte
- Deriva — è lo spostamento dovuto alla corrente. L’imbarcazione viene trasportata dalla massa d’acqua su cui galleggia, esattamente come un oggetto fermo trasportato da un fiume.
- Scarroccio — è lo spostamento dovuto al vento, che agisce sull’opera morta e fa scivolare lo scafo lateralmente rispetto alla direzione in cui punta la prua.
Il modo più solido per non confonderle: deriva sta con corrente, scarroccio sta con vento. Ripetuto tre volte prima dell’esame, non si perde più.
Prora e rotta non sono la stessa cosa
È la conseguenza pratica. La prora è dove punta la prua. La rotta effettiva è la traccia che l’imbarcazione lascia realmente sul fondo. In assenza di vento e corrente coincidono; appena c’è una delle due, no.
Gli esercizi d’esame vivono su questa differenza e si presentano in due versi opposti:
- Dato dove punto, dove arrivo? Si parte dalla prora e si aggiunge l’effetto di vento e corrente per ottenere la rotta effettiva.
- Dato dove voglio arrivare, dove devo puntare? Si parte dalla rotta voluta e si sottrae l’effetto, per ottenere la prora da tenere.
Sono lo stesso problema letto nei due sensi, e il segno della correzione si inverte. Chi impara una sola direzione si blocca quando l’esame chiede l’altra.
Il segno della correzione
La regola è intuitiva se ci si ferma un attimo a immaginarla: devi puntare contro la causa che ti sposta. Se la corrente ti spinge verso sud, devi puntare un po’ più a nord della rotta voluta. Se il vento arriva da dritta e ti spinge a sinistra, devi accostare un po’ a dritta.
Nel disegno lo si vede meglio che nei numeri: nel triangolo delle velocità, il vettore della corrente si somma al vettore della propria velocità. Costruito il triangolo, il segno viene da sé e non c’è niente da ricordare.
Il triangolo delle velocità
È lo strumento con cui si risolvono tutti gli esercizi di questa famiglia. Si compone di tre vettori:
- il vettore prora-velocità propria: direzione della prua, lunghezza pari alla velocità dell’imbarcazione;
- il vettore corrente: direzione verso cui la corrente va, lunghezza pari alla sua intensità;
- il vettore rotta effettiva: la somma dei due, che si legge come direzione e velocità reali rispetto al fondo.
Un dettaglio che tradisce parecchi candidati: la corrente si indica sempre con la direzione verso cui va, mentre il vento si indica con la direzione da cui viene. Una corrente “per 090°” va verso est; un vento “da 090°” arriva da est e spinge verso ovest. Invertire le due convenzioni ribalta l’esercizio.
Angolo di scarroccio
Lo scarroccio si esprime come angolo tra la prora e la rotta effettiva, e negli esercizi il testo lo fornisce già quantificato (per esempio “scarroccio 5° a sinistra”). Non va calcolato: va applicato con il segno giusto. Dipende dalla superficie esposta, dall’intensità del vento e dalla forma della carena, tutte cose che all’esame non ti vengono chieste di stimare.
Come fissarlo
Fai lo stesso esercizio nei due versi. Prendi una rotta, una corrente e una velocità, calcola la rotta effettiva; poi prendi quella rotta effettiva come dato di partenza e ricava la prora. Devi ritrovare il numero da cui eri partito. È un controllo che ti insegna il segno meglio di qualunque regola mnemonica, perché quando sbagli te ne accorgi da solo.