Chi corregge le prove di carteggio vede sempre gli stessi errori. Non sono errori di teoria: quasi nessuno sbaglia perché non sa cos’è un rilevamento. Si sbaglia per distrazione, per fretta e per due o tre abitudini sbagliate che nessuno corregge in tempo. Ecco quali sono, e il controllo che le intercetta.
1. Misurare le distanze sulla longitudine
È l’errore più diffuso in assoluto. Le distanze si misurano solo sulla scala delle latitudini, il bordo verticale della carta, possibilmente alla stessa altezza del tratto misurato. Un primo di latitudine è un miglio nautico; un primo di longitudine no, e quanto vale dipende da quanto sei a nord.
Il controllo: prima di aprire il compasso, guarda verso quale bordo lo stai portando. Se è quello orizzontale, fermati.
2. Tracciare un rilevamento polare come se fosse vero
Il testo dà quasi sempre i rilevamenti in polare, cioè misurati dalla prua. Sulla carta vanno tracciati in vero, cioè misurati dal nord. Chi salta la conversione ottiene un punto nave dall’aspetto perfettamente plausibile e completamente sbagliato.
Il controllo: etichetta ogni numero che scrivi a margine — Rp, Pv, Rv. Un numero senza etichetta è un numero che prima o poi userai al posto sbagliato.
3. Invertire il segno della correzione
Correzione e conversione hanno versi opposti, e i valori Est ed Ovest hanno segni opposti: sono quattro combinazioni e sotto esame una si sbaglia.
Il controllo: non ragionare per formule, ragiona per direzioni. Se la corrente ti spinge a sud, la prora deve stare a nord della rotta voluta. Se il numero che hai trovato va nella direzione sbagliata, il segno è invertito, punto.
4. La squadretta che scivola
Durante il trasporto di una direzione, se la squadretta di appoggio si muove di un pelo, l’inclinazione cambia di qualche grado. Su una linea corta non si vede; sul punto d’incontro, dieci miglia più in là, si vede eccome.
Il controllo: dopo aver trasportato, prima di tracciare, verifica rimettendo la squadretta sulla rosa dei venti: deve leggere lo stesso valore da cui eri partito.
5. Confondere il verso di corrente e vento
La corrente si indica con la direzione verso cui va, il vento con quella da cui viene. È una convenzione, non una logica, e sotto esame è quella che si dimentica per prima. Invertirla ribalta l’esercizio di 180°.
Il controllo: disegna la freccia sulla carta appena leggi il dato, prima di fare qualsiasi altra cosa. Una freccia disegnata non si inverte più.
6. Sbagliare le unità di tempo
1,5 ore sono 1h 30m. 1,25 ore sono 1h 15m. Chi legge 1,25 come “1h 25m” sbaglia di dieci minuti, e se l’esercizio chiede un orario di arrivo la risposta è sbagliata anche se tutto il resto è perfetto.
Il controllo: converti i decimali in minuti subito, moltiplicando la parte decimale per 60, e scrivi il risultato in ore e minuti.
7. Non rileggere cosa chiedeva l’esercizio
Capita di risolvere benissimo un problema diverso da quello proposto: il testo chiedeva l’ora di arrivo e hai risposto con la durata della navigazione; chiedeva la prora e hai dato la rotta effettiva.
Il controllo: l’ultima cosa che fai, prima di consegnare, è rileggere la domanda e la tua risposta una accanto all’altra. Trenta secondi.
Il controllo finale che li prende quasi tutti
Guarda il risultato e chiediti se ha senso nel mondo reale. Una velocità di 240 nodi, un punto nave in mezzo alla terraferma, un tempo di navigazione negativo, una rotta che porta dalla parte opposta alla destinazione: tutti errori grossolani, tutti invisibili se non ti fermi a guardare.
Il carteggio non si sbaglia per ignoranza. Si sbaglia per fretta, e il rimedio alla fretta non è andare più veloce: è avere una procedura così automatica da lasciare spazio al controllo.