Dopo la teoria resta la prova pratica, e chi ci arriva con l’idea di dover dare spettacolo di precisione si prepara alla cosa sbagliata. L’esaminatore non cerca la manovra perfetta: cerca di capire se sai cosa stai facendo e se lo fai in sicurezza. Sono due criteri diversi, e il secondo pesa più del primo.
Cosa viene chiesto
Le manovre che compongono la prova sono sempre le stesse:
- Condurre l’imbarcazione a diverse andature, per un tratto minimo di navigazione;
- Ormeggio e disormeggio, con l’uso corretto di cime e parabordi;
- Recupero dell’uomo in mare, la manovra su cui si concentra l’attenzione maggiore;
- Manovre di emergenza e accostate, per verificare la prontezza al timone.
A queste si affiancano domande sull’imbarcazione e sulle dotazioni di bordo: dove sono i mezzi di salvataggio, come si usa l’estintore, come si accende il VHF e su che canale si chiama.
L’uomo in mare
È il momento decisivo della prova, e non perché la manovra sia difficile. È decisivo perché mostra tutto quello che l’esaminatore vuole vedere: se dai l’allarme, se indichi il punto, se riduci l’abbrivio, se ti avvicini sopravvento o sottovento secondo la situazione, se metti in folle prima che la persona sia vicina all’elica.
Quest’ultimo punto è quello che l’esaminatore guarda più di ogni altro. Un avvicinamento impreciso si corregge; un motore ancora ingranato con qualcuno in acqua a due metri è la cosa che fa terminare la prova.
L’ormeggio
Nessuno si aspetta un ormeggio da manuale al primo colpo con vento al traverso. Quello che conta è il metodo: valutare vento e corrente prima di iniziare, preparare le cime e i parabordi prima della manovra e non durante, avvicinarsi lentamente, e — se la manovra non sta venendo — interromperla e ripeterla invece di insistere.
Rinunciare a una manovra sbagliata e rifarla è considerato un buon segno, non un errore. Insistere fino a urtare la banchina no.
Le ore di navigazione
Prima di sostenere la prova è richiesto un monte ore minimo di navigazione certificata presso una scuola nautica. È il motivo per cui la prova pratica non si può preparare davvero da soli, anche per chi affronta la teoria da privatista.
Il consiglio pratico: usa quelle ore per far ripetere le manovre a te, non per guardare l’istruttore che le esegue. È una differenza banale e la fanno in pochi.
Se va male
La prova pratica è indipendente dalla teorica. Se non la superi, la teoria resta valida e ripeti solo la pratica; in caso di esiti negativi ripetuti è previsto un intervallo prima di ritentare.
Come arrivarci pronti
Tre cose, in ordine:
- Conosci la barca su cui farai l’esame. Dov’è il salvagente anulare, come si inserisce la retromarcia, quanto spazio serve per fermarsi.
- Ripeti l’uomo in mare finché non diventa una sequenza, allarme compreso. Sotto esame si dimentica proprio la parte parlata.
- Parla mentre manovri. Dire ad alta voce cosa stai facendo e perché mostra all’esaminatore il ragionamento, che è ciò che viene valutato.