Il punto nave è la domanda più antica della navigazione: dove sono? In carteggio si risponde incrociando linee di posizione, cioè linee su cui sappiamo con certezza di trovarci. Ogni rilevamento a un punto noto della costa è una di queste linee. Due linee bastano per un punto, tre lo rendono affidabile.
Cos’è una linea di posizione
Se vedi un faro a rilevamento vero 110°, non sai dove sei, ma sai che ti trovi da qualche parte lungo la retta che passa per il faro con quella direzione. Quella retta è la tua linea di posizione. Da sola non basta: serve una seconda informazione che la incroci.
Le linee di posizione più usate all’esame sono tre: il rilevamento a un punto cospicuo, la distanza da un punto (che dà un arco di cerchio) e l’allineamento di due oggetti visti sulla stessa direzione.
Punto nave con due rilevamenti
- Converti entrambi i rilevamenti in rilevamenti veri, se il testo te li dà in polare o in bussola.
- Traccia la prima linea passante per il primo punto cospicuo, con la sua direzione.
- Traccia la seconda linea passante per il secondo punto cospicuo.
- L’intersezione è il punto nave. Leggine latitudine e longitudine.
Un accorgimento che l’esame premia: due rilevamenti valgono tanto più quanto più il loro angolo si avvicina a 90°. Se i due punti cospicui sono quasi allineati tra loro, le linee si incrociano con un angolo stretto e un errore minimo di tracciamento sposta il punto di molto. Quando puoi scegliere, scegli i bersagli ben separati.
Punto nave con tre rilevamenti: il cappello del gendarme
Con tre linee, quasi mai si ottiene un punto: si ottiene un piccolo triangolo. Si chiama cappello del gendarme e non è un errore da nascondere — è un’informazione.
Il triangolo nasce dalla somma degli errori inevitabili: lettura della bussola, spessore della matita, scorrimento della squadretta, e il fatto che i tre rilevamenti non sono stati presi nello stesso istante mentre la barca si muoveva. Il punto nave si assume all’interno del triangolo, in genere al suo centro.
La regola pratica: se il triangolo è piccolo, il punto è buono. Se è grande, c’è un errore vero da qualche parte — un rilevamento letto male, una conversione saltata — e conviene rifare i conti invece di accontentarsi del centro.
Il punto nave stimato e quello osservato
Il punto stimato si ottiene per calcolo, partendo da una posizione nota e applicando rotta, velocità e tempo trascorso (più le eventuali correzioni per vento e corrente). Il punto osservato si ottiene per rilevamenti, come sopra.
All’esame spesso servono entrambi nello stesso esercizio: si stima la posizione a una certa ora e poi si verifica con i rilevamenti. La distanza tra i due punti è l’errore accumulato dalla navigazione stimata, e in molti esercizi è proprio quello che ti viene chiesto di quantificare.
Il trasporto della linea di posizione
Capita di avere un solo punto cospicuo disponibile. In quel caso si prende un rilevamento, si naviga per un certo tempo su rotta e velocità note, si prende un secondo rilevamento allo stesso punto, e si trasporta la prima linea di posizione in avanti dello spazio percorso, parallelamente a sé stessa. L’intersezione tra la linea trasportata e la seconda linea dà il punto nave.
È l’esercizio che separa chi ha capito il metodo da chi ha imparato una procedura a memoria, e per questo compare volentieri nelle prove oltre le 12 miglia.
Il controllo finale
Prima di scrivere il risultato, guarda il punto sulla carta e chiediti se ha senso: è in mare? È a una distanza dalla costa compatibile con quanto dice il testo? Un punto nave a terra o a cinquanta miglia da dove dovrebbe essere non è un dettaglio da arrotondare: è il segnale che una conversione è stata saltata.
Domande frequenti
Perché con tre rilevamenti si forma un triangolo?
Perché ogni rilevamento porta con sé un piccolo errore di lettura della bussola e di tracciamento. Il triangolo che ne risulta si chiama “cappello del gendarme”: il punto nave si considera al suo interno, e se il triangolo è grande conviene ripetere le misure.