Nel carteggio gli strumenti sono tre e si imparano in un pomeriggio. Il problema è che quasi nessuno li impara davvero: si guarda un video, si prova due volte, e poi per mesi si continua a lavorare con una tecnica approssimativa che ogni tanto produce un errore inspiegabile. Quegli errori non sono inspiegabili: è la squadretta che è scivolata di mezzo grado.
Le squadrette nautiche
Sono due squadre che scorrono l’una sull’altra. Servono a una cosa sola, ma fondamentale: trasportare una direzione da un punto all’altro della carta mantenendo l’inclinazione. Tutto il carteggio si regge su questo gesto.
Come si trasporta una direzione
- Appoggia il bordo della prima squadretta lungo la direzione di partenza.
- Accosta la seconda squadretta all’ipotenusa della prima, tenendola ferma con la mano che non si muoverà più.
- Fai scorrere la prima squadretta lungo la seconda, senza sollevarla, fino al punto di destinazione.
- Traccia.
La mano che tiene ferma la squadretta di appoggio non deve mai alleggerire la pressione: è l’unico punto in cui si perde precisione. Se durante lo scorrimento senti che la squadretta “salta”, ricomincia — un trasporto sporco falsa tutto quello che viene dopo.
Prendere una direzione dalla rosa dei venti
Per tracciare una rotta di un valore preciso si fa il percorso inverso: si allinea la squadretta sulla rosa dei venti in corrispondenza del valore voluto (facendola passare per il centro della rosa) e si trasporta quella direzione fino al punto da cui deve partire la rotta.
Il compasso a punte fisse
Il compasso serve a misurare e riportare distanze. La regola è una sola e non ha eccezioni: si apre sulla scala delle latitudini, quella verticale, e possibilmente alla stessa altezza del tratto che stai misurando.
Un primo di latitudine è un miglio nautico. Dieci primi, dieci miglia. Se apri il compasso sulla scala orizzontale delle longitudini stai misurando qualcosa che non è un miglio, e l’errore cresce man mano che sali di latitudine.
Distanze lunghe
Quando la distanza supera l’apertura comoda del compasso, non allargarlo fino al limite: apri di una misura tonda — per esempio 5 miglia — e “cammina” lungo la rotta contando i passi, misurando a parte solo l’ultimo tratto. È più rapido e molto più preciso di un’unica apertura esagerata.
La matita
Sembra un dettaglio e non lo è. Serve una matita morbida e appuntita(HB o B), tenuta appuntita per tutto l’esercizio. Una punta consumata disegna una linea larga mezzo millimetro: sulla 5D, mezzo millimetro sono decimi di miglio buttati via a ogni tratto, e in un esercizio con quattro passaggi diventano un errore visibile nel risultato.
Traccia leggero. Le linee di costruzione servono a te durante l’esercizio, e una carta piena di solchi profondi diventa illeggibile al terzo esercizio.
Gli errori di manualità più comuni
- Sollevare la squadretta durante il trasporto. Basta un attimo e l’inclinazione è persa. Se succede, si riparte dalla direzione originale.
- Misurare sulla longitudine. È l’errore numero uno in assoluto e produce risultati sbagliati ma verosimili, quindi difficili da accorgersene.
- Misurare sulla latitudine ma all’altezza sbagliata. Errore minore del precedente, ma sulle distanze lunghe si somma.
- Leggere la rosa dalla parte opposta. Prendere 250° invece di 070°: succede a tutti, e si intercetta solo con il controllo finale di buon senso.
Come allenare la manualità
Un esercizio noioso ma efficace: prendi due punti a caso sulla carta, traccia la congiungente, leggine la direzione sulla rosa, misurane la distanza. Poi rifallo partendo dalla direzione e dalla distanza, e verifica di tornare allo stesso punto. Venti ripetizioni e il gesto smette di richiedere attenzione — che è esattamente la condizione in cui devi arrivare all’esame, perché quel giorno l’attenzione ti serve per capire il testo dell’esercizio, non per tenere ferma una squadretta.