Squadrette e compasso: come si usano davvero nel carteggio

6 minuti di lettura

Nel carteggio gli strumenti sono tre e si imparano in un pomeriggio. Il problema è che quasi nessuno li impara davvero: si guarda un video, si prova due volte, e poi per mesi si continua a lavorare con una tecnica approssimativa che ogni tanto produce un errore inspiegabile. Quegli errori non sono inspiegabili: è la squadretta che è scivolata di mezzo grado.

Le squadrette nautiche

Sono due squadre che scorrono l’una sull’altra. Servono a una cosa sola, ma fondamentale: trasportare una direzione da un punto all’altro della carta mantenendo l’inclinazione. Tutto il carteggio si regge su questo gesto.

Come si trasporta una direzione

  1. Appoggia il bordo della prima squadretta lungo la direzione di partenza.
  2. Accosta la seconda squadretta all’ipotenusa della prima, tenendola ferma con la mano che non si muoverà più.
  3. Fai scorrere la prima squadretta lungo la seconda, senza sollevarla, fino al punto di destinazione.
  4. Traccia.

La mano che tiene ferma la squadretta di appoggio non deve mai alleggerire la pressione: è l’unico punto in cui si perde precisione. Se durante lo scorrimento senti che la squadretta “salta”, ricomincia — un trasporto sporco falsa tutto quello che viene dopo.

Prendere una direzione dalla rosa dei venti

Per tracciare una rotta di un valore preciso si fa il percorso inverso: si allinea la squadretta sulla rosa dei venti in corrispondenza del valore voluto (facendola passare per il centro della rosa) e si trasporta quella direzione fino al punto da cui deve partire la rotta.

Il compasso a punte fisse

Il compasso serve a misurare e riportare distanze. La regola è una sola e non ha eccezioni: si apre sulla scala delle latitudini, quella verticale, e possibilmente alla stessa altezza del tratto che stai misurando.

Un primo di latitudine è un miglio nautico. Dieci primi, dieci miglia. Se apri il compasso sulla scala orizzontale delle longitudini stai misurando qualcosa che non è un miglio, e l’errore cresce man mano che sali di latitudine.

Distanze lunghe

Quando la distanza supera l’apertura comoda del compasso, non allargarlo fino al limite: apri di una misura tonda — per esempio 5 miglia — e “cammina” lungo la rotta contando i passi, misurando a parte solo l’ultimo tratto. È più rapido e molto più preciso di un’unica apertura esagerata.

La matita

Sembra un dettaglio e non lo è. Serve una matita morbida e appuntita(HB o B), tenuta appuntita per tutto l’esercizio. Una punta consumata disegna una linea larga mezzo millimetro: sulla 5D, mezzo millimetro sono decimi di miglio buttati via a ogni tratto, e in un esercizio con quattro passaggi diventano un errore visibile nel risultato.

Traccia leggero. Le linee di costruzione servono a te durante l’esercizio, e una carta piena di solchi profondi diventa illeggibile al terzo esercizio.

Gli errori di manualità più comuni

  • Sollevare la squadretta durante il trasporto. Basta un attimo e l’inclinazione è persa. Se succede, si riparte dalla direzione originale.
  • Misurare sulla longitudine. È l’errore numero uno in assoluto e produce risultati sbagliati ma verosimili, quindi difficili da accorgersene.
  • Misurare sulla latitudine ma all’altezza sbagliata. Errore minore del precedente, ma sulle distanze lunghe si somma.
  • Leggere la rosa dalla parte opposta. Prendere 250° invece di 070°: succede a tutti, e si intercetta solo con il controllo finale di buon senso.

Come allenare la manualità

Un esercizio noioso ma efficace: prendi due punti a caso sulla carta, traccia la congiungente, leggine la direzione sulla rosa, misurane la distanza. Poi rifallo partendo dalla direzione e dalla distanza, e verifica di tornare allo stesso punto. Venti ripetizioni e il gesto smette di richiedere attenzione — che è esattamente la condizione in cui devi arrivare all’esame, perché quel giorno l’attenzione ti serve per capire il testo dell’esercizio, non per tenere ferma una squadretta.

Continua con