Carteggio nautico: il significato dei termini che l'esame dà per scontati

6 minuti di lettura

Metà della difficoltà del carteggio è linguistica. Il testo dell’esercizio usa parole che nella lingua comune significano un’altra cosa, e chi le confonde risolve benissimo il problema sbagliato. Questo è il vocabolario minimo, con le coppie che si confondono più spesso messe una accanto all’altra.

Le direzioni

Prua (o prora) è la parte anteriore della barca. Rotta è la direzione che si vuole seguire sul fondo. Non sono la stessa cosa: con vento e corrente la prua punta da una parte e la barca si sposta in un’altra.

Rilevamento polare: l’angolo tra l’asse della barca e l’oggetto rilevato, misurato da prua. Rilevamento vero: lo stesso oggetto, ma l’angolo è misurato dal Nord vero. Uno è relativo alla barca, l’altro al pianeta. Confonderli è l’errore numero uno del carteggio.

Vero, magnetico, bussola: tre riferimenti diversi per la stessa direzione. Dal vero al magnetico si applica la declinazione (dipende dal luogo e dall’anno); dal magnetico alla bussola si applica la deviazione (dipende dalla barca e dalla prua). La somma delle due è la variazione.

Gli spostamenti indesiderati

Deriva: lo spostamento causato dalla corrente. Scarroccio: lo spostamento causato dal vento. Nel linguaggio comune si usano come sinonimi; all’esame no. La corrente sposta l’acqua su cui galleggi, il vento spinge la parte fuori dall’acqua: due cause diverse, due correzioni diverse.

Rotta vera è la direzione voluta sul fondo; prua da governare è la direzione da tenere alla bussola per ottenerla, una volta applicate le correzioni. L’esercizio quasi sempre ti dà una e chiede l’altra.

Posizione e tempo

Punto nave: la posizione della barca determinata con un metodo, non stimata a occhio. Punto stimato: la posizione calcolata da rotta, velocità e tempo trascorso, senza osservazioni esterne. Punto rilevato (o osservato): la posizione ottenuta incrociando linee di posizione su punti noti della costa.

Linea di posizione: il luogo dei punti in cui la barca può trovarsi, dato un rilevamento. Due linee danno un punto; tre danno un triangolino — il famoso “cappello” — che indica l’errore di misura.

ETA: l’orario stimato di arrivo. ETD: quello di partenza. Il carteggio li chiede in forma di ora, non di durata: “arriverò alle 14:37”, non “ci metto due ore e sette minuti”.

Distanze e velocità

Miglio nautico: 1852 metri, pari a un primo di latitudine. È il motivo per cui le distanze sulla carta si misurano sempre sulla scala verticale, quella delle latitudini, e mai su quella orizzontale.

Nodo: un miglio nautico all’ora. Non esiste “nodi orari”: il nodo è già una velocità.

Cammino: la distanza percorsa. Nelle formule del carteggio compare come spazio, legato a tempo e velocità dalla relazione più usata dell’esame.

La carta

Carta 5D: la carta didattica del Ministero, l’unica ammessa all’esame. Non rappresenta un tratto di mare reale: è una zona costruita apposta perché contenga tutti gli elementi necessari agli esercizi.

Scala delle latitudini: il bordo verticale della carta, graduato in gradi e primi. È il righello del carteggio. Scala delle longitudini: il bordo orizzontale. Non si usa per misurare distanze, e usarlo è uno degli errori che costano l’esercizio.

Squadrette nautiche: le due squadre che scorrono l’una sull’altra per trasportare una direzione da un punto all’altro senza cambiarne l’inclinazione. Compasso a punte fisse: serve a prendere e riportare distanze, non a disegnare cerchi.

Le parole del testo d’esame

Intercetto: il problema in cui due unità si muovono e si chiede dove e quando si incontreranno. Accostare: cambiare rotta. Governare: tenere una determinata prua. Rilevare: misurare la direzione di un oggetto. Fare il punto: determinare la posizione.

Quando il testo dice “si rileva il faro X per 045°”, ti sta dando un rilevamento vero; quando dice “si rileva il faro X a 045° a dritta”, ti sta dando un polare. Una parola di differenza, un esercizio completamente diverso.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra deriva e scarroccio?

La deriva è lo spostamento causato dalla corrente, lo scarroccio quello causato dal vento. Nel linguaggio comune si usano come sinonimi, all'esame no: sono due cause diverse e portano a due correzioni diverse.

Perché le distanze si misurano sulla scala delle latitudini?

Perché un primo di latitudine equivale a un miglio nautico, cioè 1852 metri. La scala delle longitudini non ha questa corrispondenza, e usarla per misurare distanze è uno degli errori che costano l'esercizio.

Continua con