Esercizi di carteggio con scarroccio: come si calcola il vento sulla rotta

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Gli esercizi con la corrente si allenano prima perché compaiono più spesso, ma lo scarroccio — l'effetto del vento sulla rotta — ha una logica leggermente diversa che manda in crisi chi si è allenato solo sulla corrente. La differenza tra le due cause è spiegata in deriva e scarroccio: differenza, segno e come si correggono; qui vediamo come si imposta davvero l'esercizio sulla carta, con numeri.

Perché lo scarroccio si tratta diversamente dalla corrente

La corrente è un vettore che conosci per intero: direzione verso cui va e intensità in nodi. Lo scarroccio no. Il testo dell'esercizio non ti dà mai un'intensità del vento da trasformare in un vettore: ti dà direttamente un angolo già quantificato, per esempio “vento al traverso da dritta, scarroccio 6°”. Quell'angolo è il risultato finale di un calcolo che in sede d'esame non devi rifare: è dato, e tu devi solo applicarlo nel verso giusto.

Chi viene dagli esercizi con la corrente cerca istintivamente un terzo vettore da disegnare e costruire come un triangolo. Con lo scarroccio non c'è un triangolo da costruire: c'è un angolo da aggiungere o sottrarre alla prora. È un'operazione più semplice, ma proprio per questo più facile da sbagliare nel segno.

La regola del segno, con un esempio numerico

La regola di base: il vento spinge la barca sottovento, cioè dalla parte opposta a quella da cui soffia. Se il vento arriva da dritta, la barca scarroccia verso sinistra rispetto alla prora tenuta; la rotta effettiva (quella che lasci realmente sul fondo) è quindi spostata a sinistra della prora.

Esercizio tipo. Tieni una prora di 045° con vento al traverso da dritta e scarroccio dato di 6°. Qual è la rotta effettiva?

  1. Il vento viene da dritta → la barca scarroccia a sinistra;
  2. scarroccio a sinistra significa sottrarre l'angolo dalla prora;
  3. 045° − 6° = 039°, che è la rotta effettiva.

Il problema inverso è altrettanto comune: ti viene chiesta la rotta effettiva e devi trovare la prora da tenere per ottenerla. Se vuoi mantenere la rotta 039° con lo stesso vento da dritta, devi puntare più a destra di quanto il vento ti sposterà: prora = 039° + 6° = 045°. È lo stesso esercizio, letto al contrario, e il segno della correzione si inverte esattamente come succede con la corrente.

Il trucco per non sbagliare mai il verso

Dimentica le regole mnemoniche contorte e pensa all'effetto fisico: il vento spinge la poppa sottovento, quindi la prua tende a  “rimontare” verso il vento. Se immagini la barca vista dall'alto con il vento che spinge lateralmente lo scafo, la direzione in cui si sposta è sempre quella verso cui il vento soffia, non da cui arriva. Disegnare una piccola freccia del vento sul foglio prima di scrivere qualsiasi numero elimina quasi tutti gli errori di segno.

Un secondo controllo, più pratico: la rotta effettiva deve sempre cadere sottovento rispetto alla prora tenuta. Se il tuo risultato mette la rotta effettiva sopravvento, qualcosa nel segno è sbagliato, anche se i numeri sembrano quadrare.

Quando lo scarroccio si somma alla corrente

Negli esercizi più completi, vento e corrente agiscono insieme e gli effetti si sommano: prima si applica lo scarroccio alla prora per ottenere la prora “corretta per vento”, poi su questa si costruisce il triangolo delle velocità con la corrente, esattamente come descritto in esercizi di carteggio con la corrente. L'ordine conta: lo scarroccio si applica come angolo alla prora prima di disegnare il triangolo, non dopo. Chi inverte l'ordine ottiene un risultato vicino a quello giusto ma non identico, e all'esame “vicino” non basta.

Un secondo esercizio: dal dato di scarroccio alla prora da tenere

Vuoi seguire una rotta effettiva di 180° (sud) con vento al traverso da sinistra e scarroccio dato di 4°. Procedi così:

  1. vento da sinistra → la barca scarroccia a destra;
  2. per ottenere la rotta voluta devi compensare puntando più a sinistra di quanto il vento ti sposterà a destra;
  3. prora = 180° − 4° = 176°.

Verifica sempre il risultato al contrario: partendo dalla prora 176° con lo stesso vento da sinistra, lo scarroccio di 4° a destra ti riporta a 180°. Se il conto torna, il segno era giusto.

Gli errori che si vedono più spesso in commissione

  • Confondere “vento da” e “spostamento verso”: un vento “da dritta” sposta la barca a sinistra, non a destra. È l'errore più comune e quello che vale il punto dell'esercizio.
  • Applicare lo scarroccio al posto della deriva o viceversa: se il testo nomina sia vento che corrente, i due effetti vanno applicati entrambi, con la loro causa e il loro segno, non uno dei due al posto dell'altro.
  • Dimenticare di verificare il segno con il controllo inverso: è il modo più rapido per accorgersi di un errore prima di consegnare, e non richiede di ridisegnare nulla.

In una riga

Lo scarroccio non si calcola, si applica: il testo ti dà già l'angolo, tu devi solo capire da che parte spinge il vento e sommarlo o sottrarlo alla prora con il segno giusto. Fare l'esercizio nei due versi — prima diretto, poi di controllo — è l'allenamento più efficace per non sbagliarlo il giorno dell'esame.

Domande frequenti

Come si applica lo scarroccio alla prora?

Il vento spinge la barca sottovento, cioè dalla parte opposta a quella da cui soffia. Se il vento arriva da dritta, la rotta effettiva si sposta a sinistra della prora tenuta: l'angolo di scarroccio dato nel testo si sottrae o si somma alla prora in base a questo verso.

Come si capisce se il segno dello scarroccio è giusto?

Si rifà l'esercizio al contrario: partendo dal risultato ottenuto e applicando lo stesso scarroccio nel verso opposto, si deve ritrovare il dato di partenza. Se il conto non torna, il segno era invertito.

Scarroccio e deriva si applicano insieme nello stesso esercizio?

Sì, quando il testo dà sia vento che corrente. Si applica prima lo scarroccio come angolo alla prora, ottenendo la prora corretta per il vento, e solo dopo si costruisce il triangolo delle velocità con la corrente su quella prora corretta.

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